martedì 17 dicembre 2013

Prendiamole per il...

Ed ecco che si prepara una nuova diffamante campagna promozionale contro le donne.
Con la denominazione "puntosudite" viene lanciata una Pubblicità Progresso per la sensibilizzazione, contro la violenza sulle donne. Viene usata una via molto valida e stimolante dal punto di vista prettamente comunicativo e pubblicitario, ma davvero pessima per quello che concerne il rispetto della persona, manifestando così una mentalità sessista intollerabile.
La differenziazione di genere, l'uso di stereotipi, la stimolazione al peggio: tutto in una sola campagna. Impariamo a vederci come esseri umani, maschi e femmeni della specie, ma umani! Giocare con il pregiudizio, che sono certo non tarderà a manifestarsi, è davvero una modalità comunicativa che non mi piace. Il pregiudizio è facilmente stimolato, e le prime immagini mostrate come "esempio indicativo comportamentale" mi paiono davvero esplicite. Bruttissima!
Penso, inoltre, che sia una campagna volta ad ingannare. Il vandalo non si scatena contro la figura femminile in quanto tale, ma - più genericamente - contro il politically correct, con il piacere di vandalizzare in maniera volgare, dando soddisfazione alla tentazione di esistere attraverso la manifestazione di un "segno" facile.

Riporto qui un estratto dell'articolo Violenza sulle donne, la campagna shock apparso sull'Espresso. Come già spesso tante volte, mi trovo in accordo con le opinioni di Giovanna Cosenza:

Sono bastate 48 ore perché i fumetti venissero riempiti dagli insulti più volgari, come mostra un video della stessa Fondazione. «Era il nostro obiettivo», spiega Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso: «Far capire che la discriminazione è ancora diffusa e radicata nella fascia media della popolazione, che è poi quella che deve cambiare testa rispetto al problema». Un'esca per suscitare gli istinti peggiori. «La campagna vuole dirci: "Guarda, lo schifo in cui le donne devono vivere"», ribatte sul suo blog la semiologa Giovanna Cosenza: «Ma in realtà ripropone – per l’ennesima volta, a sua volta – un ennesimo rituale di degradazione delle donne»
(L'articolo per intero è rinvenibile qui)




(click sulle foto per ingrandirle)

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