IL DESIGN FA SCHIFO?
Il design, quello fatto bene, ha la capacità di risolvere problemi concreti, tende a migliorare la qualità della vita e rendere gli oggetti più semplici o utili da essere fruiti, i servizi diventano più facili, sicuri o comodi da usare. Questa è la vera natura del design!
Tutti noi italiani condividiamo una esperienza che ripetiamo quasi quotidianamente: cucinare! Fare la pasta, specialmente gli spaghetti, è uno dei nostri riti comuni. Tante volte la pasta si pesa "ad intuito", altre volte si usa la bilancia. Sbagliare abbondando non è mai un errore estremo, un po' di pasta in più la si mangia con piacere. Quando, invece, la pasta usata è poca...
L'azienda Rummo ha prestato attenzione proprio al momento della scelta della quantità della pasta, affinché non sia più di quella desiderata, e che non sia meno di quella che vorremmo. Una soluzione grafica, semplice, efficace, utilissima che da un nuovo valore all'involucro che contiene gli spaghetti.
Sul retro del pacchetto, l'azienda ha stampato una serie di cerchi concentrici, ciascuno associato a una grammatura: 100 grammi, 200 grammi, 400 grammi. Basta infilare gli spaghetti al centro del disegno e la quantità di pasta che rientra nel cerchio corrisponde, con buona approssimazione, al peso indicato. Niente bilancia, niente calcoli, niente sensi di colpa. Colpisce la lucidità con cui Rummo ha osservato un comportamento già esistente e ha deciso di "migliorarlo".
Spesso si parla di innovazione come se dovesse per forza significare qualcosa di rivoluzionario, mai visto prima, una tecnologia dirompente. Ma esistono modalità più silenziose e potenti, come quella di cui parliamo. Pesare la pasta a occhio è un'abitudine antica quanto la pasta stessa. Rummo non ha chiesto ai consumatori di cambiare comportamento, ha semplicemente reso quel comportamento più preciso.
Le aziende che vendono prodotti alimentari di largo consumo competono in maniera estremamente aggressiva, la differenza tra un brand e l'altro si gioca spesso su centesimi di prezzo o su costose campagne pubblicitarie. In questo caso, un dettaglio come i cerchi sul retro del pacco è diventato un elemento di posizionamento potente, molto più solido di tante altre iniziative. Cosa ci racconta del brand? Comunica, senza bisogno di urlarlo, che Rummo ha pensato a chi cucina davvero, alle 20:30 di sera, dopo una giornata di sbattimenti, con la pentola già sul fuoco e poca voglia di perder tempo, di fare cazzate, di tirare fuori la bilancia dallo scaffale in alto.
C'è un altro particolare che ho notato: non mi sembra sia un caso che accanto ai cerchi, più in alto, sullo stesso pacco, siano stati stampati anche i tempi di cottura. Sono due scelte che raccontano la stessa voglia di semplificare e rendere l'esperienza "pasta" la più comoda possibile.
Il packaging è probabilmente l'unico momento della customer journey in cui il brand ha ancora un controllo totale sull'esperienza. La pubblicità può essere saltata, i social possono essere scrollati in un secondo, le recensioni online vengono lette distrattamente. Ma quando il prodotto è già in casa? Ecco là, sul bancone della cucina. Il pacco diventa un canale di comunicazione di valore, un canale che il cliente sceglie volontariamente di guardare, perché gli serve per cucinare.
Il marketing più efficace non sempre grida. A volte parla semplicemente con il giusto tono di voce; resta nascosto tra le pieghe del packaging, aspettando il momento in cui qualcuno ne avrà bisogno accorgendosi che qualcun altro ci aveva già pensato, per offrirgli quella soluzione, quella cura, quella attenzione che gli ricorda di aver scelto un ottimo brand: non lo dimenticherà.
Mi piacerebbe tanto conoscere il nome del creativo che ha avuto questa eccellente intuizione,


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