martedì 20 gennaio 2009

Banksy: i luoghi, la forma e il contenuto.

Può capitare di ritrovarsi innanzi ad opere (o installazioni) d’arte contemporanea e rimanere indifferenti, talvolta persino con un senso di noia. Si può vivere la sensazione di essere giunti al capolinea, di assistere a quella morte dell’arte annunciata già due secoli fa da Hegel.
Un sentire - stupidamente - pessimista che l'Arte sia finita coglie gran parte del pubblico, anche colto, di fronte alla cripticità di molta parte dell’arte contemporanea. Forse, dico forse, perchè si tenta ancora di stupire senza la consapevolezza di avere un interlocutore assuefatto alle mere provocazioni, più interessato ai contenuti (ma pure alla forma) che esclusivamente all'emozione della sola sorpresa. Poi c'è Banksy ...

I lavori di Banksy ti lasciano senza parole (Vedi post precedente "Il mio primo incontro con Banksy" >>). È arte allo stato puro. Non se ne discute l'estetica, ma la straordinaria potenza comunicativa che si estrinseca nell'opera in sè e nel modo in cui viene proposta. Bansky è un hooligan dell’arte, un sovversivo dell'immagine, un rivoluzionario della grafica. Ha scelto come tela i muri, ed attraverso quelli ha raggiunto un pubblico globale, sfruttando la forza delle sue creazioni e l'ampiezza del web grazie al quale le sue opere si sono presto diffuse, apprezzate, discusse. È la rete che estende la sua libertà dai muri alla carta, dalla tela al cemento. È una rivoluzione del tratto, uno spostamento spiazzante dei luoghi d'arte, una elegante alterazione delle regole, un bacio e un pugno al cuore così straordinariamente possente da lasciare senza fiato.

L'artista è tale in ogni sua espressione. Non è casuale la scelta dell'anonimato, il rifuggire alla fama mediatica consueta, il voler mettere in evidenza l'opera e non l'uomo. Così Banksy (che è un nick e non un nome) rimane nell'ombra, cela le sue generalità ed il volto, quasi fossero un oltraggio alle sue opere. Si tiene lontano dal mondo fashion, fatto di telecamere televisive ed intervistatori dal congiuntivo dubbio, pronti a dare in pasto immagini incomprensibili ad un popolo incapace di comprendere. Si tiene alla larga da quel mondo pronto a inglobare in specifiche caselle le idee e gli uomini che le producono. Così afferma: "the graffiti featured here is NOT a guerrilla marketing campaign for a clothing label". (NON pensiate che i miei lavori possano diventare strumento di guerrilla marketing per la pubblicità di una linea di abbigliamento).

Oltre la qualità delle opere, in Banksy ho sempre apprezzato il modo di porsi e di proporre i suoi lavori. Così, volendo egli rivolgersi tanto al dotto quanto all'uomo comune, ha deciso di imporre i suoi quadri (e non solo) ad alcuni dei musei più famosi al mondo. Non so dire se l'intento è prettamente comunicativo, se ci sia la volontà di svilire il museo come luogo d'arte, o ci sia una semplice voglia di protagonismo. Certo è spettacolare. Come si fa ad esporre i propri quadri al Metropolitan Museum di New York? È sufficiente entrare e appenderli. È quello che ha fatto.

Nel 2004 Banksy ha fatto una incursione nel Natural History Museum di Londra lasciando una vetrinetta contenente un topo imbalsamato (suo animale icona) con tanto di occhiali da sole, zainetto e bomboletta spray con la quale aveva scritto «il nostro tempo giungerà». A corredo un riquadro esplicativo su cui si descriveva la inconsueta specie di ratto, figlia della naturale evoluzione determinata da elementi quali il cibo spazzatura, le radiazioni ambientali e la “hardcore urban rap music”.

Non basta, nel 2005 ha posto nel British Museum un elegante reperto preistorico raffigurante un cacciatore di bisonti con tanto di carrello del supermercato. "L'antico reperto" oggi fa parte della collezione permanente del celebre museo inglese.


Nel 2006 Banksy si manifestò nel cuore sacro dell'America luci, zucchero e biscottini: Disneyland. All'interno del circo ludico dell'allegria imposta collocò un fantoccio di gomma a grandezza naturale con tuta arancione e cappuccio, “Guantanamo style”, davvero inquietante.

In un post successivo vi mostrerò altre opere ed altri luoghi banksiani, nelle terre di guerra e in un improbabile negozio di animali.


Banksy su wikipedia >>

1 commento:

  1. Grandioso,
    semplicemente G R A N D I O S O

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