sabato 4 luglio 2015

Che libro dici? | Le parole dei libri

La parola italiana libro deriva dal latino librum. Librum indica una delle tre parti della corteccia dell’albero, la più interna e morbida (le altre sono scorza e alburno). 
La radice europea del termine è "lap" (sbucciare). In alcune piante, come il papiro o il lino, il libro si presenta come una lamina fibrosa. Staccata e fatta seccare, veniva utilizzata per scrivere.
Traggono origine dalla medesima parola il francese livre, lo spagnolo libro, il portoghese livro. Nelle lingue germaniche, il tedesco buch e l'anglosassone book derivano dall'alto tedesco bokis, che vuol dire 'faggio'. In greco il nome del libro biblion era derivato da biblos, il nome del papiro egiziano, non si sa se abbia qualcosa a che fare con la leggendaria omonima città dei Fenici. anche il termine greco byblos (dal fenicio ­gybl) nasce con lo stesso significato. Indica la lamina interna e flessibile delle piante su cui si poteva scrivere, ovvero il libro. In italiano il plurale di biblion ha dato nome alla Bibbia, ta biblia, vale a dire «i libri» per eccellenza. Dal canto suo il papiro ha prestato il suo nome alla carta nella lingua francese, papier.

Secondo una indicazione dell'Unesco del 1964, il libro è una pubblicazione stampata, non periodica, con più di 49 pagine. Al di sotto si dovrebbe parlare di opuscolo, brochure, o libretto, ecc.
Ovviamente è solo una indicazione generica, e facilmente si capisce che codesta convenzione non possa essere considerata valida in ogni situazione. Ci sono libri meravigliosi con un numero di pagine inferiore a 50.

Nell'immagine che segue sono evidenziate le principali parti di un libro ed i relativi nomi.




Può essere interessante evidenziare altri termini, e specificarne alcuni.

Testa: è genericamente la parte superiore del libro;

Piede: è genericamente la parte inferiore del libro;

Piatto: supporto rigido della legatura. I due piatti sono uniti dal dorso e vengono indicati come piatto anteriore e piatto posteriore. Il piatto anteriore è conosciuto anche come "prima di copertina" od anche come "fronte di copertina". Il piatto inferiore è conosciuto anche come "quarta di copertina" o pure anche come "retro di copertina".
La prima di copertina, generalmente, ha il compito di sintetizzare in maniera visiva il contenuto del libro, ed è spesso determinante per attrarre i potenziali lettori/acquirenti; La quarta di copertina, generalmente, ha una funzione tecnica-informativa, infatti è la sede privilegiata per raccogliere brevi informazioni biografiche sull’autore, una sintesi della trama (talvolta accompagnata da un estratto della critica), l’ISBN ed il prezzo; Con la parola "contropiatto" si indica, invece, lato interno del piatto sul quale sono incollati i rimbocchi della copertina (terza di copertina). Il contropiatto è coperto dalla controguardia (quarta di copertina);

Angoli: sono le estremità esterne dei piatti;

Taglio (di testa – concavo o anteriore – di piede): i tre lati del corpo del libro non fissati dalla legatura;

Nervo: come si vede in figura, con "nervo" si indica la striscia attorno alla quale vengono avvolti i fili di cucitura. Garantisce l’unione tra i piatti e il corpo del libro;

Nervatura: rilievo del dorso determinato dai nervi. Lo spazio tra un nervo e l’altro è detto casella;

Dorso: parte che copre la cucitura e unisce i due piatti. Raramente oggi si presenta con le nervature; è più spesso liscio (la differenza, va da sé, si deve al cambiamento delle modalità di legatura dei fascicoli al dorso: spesso i fascicoli vengono fresati dalla parte del dorso e incollati);

Unghia o unghiatura: spazio che si crea tra i tre tagli e i piatti quando la copertina deborda e non è, quindi, rifilata come nella brossura;

Brossura: La brossura è un sistema di legatura più economico rispetto al cartonato. La copertina è di cartoncino flessibile e non rigido e di solito viene scelta per rilegare le segnature fresate.
Brossura fresata: le segnature (fogli piegati che formano i fascicoli) vengono allineate e, prima di essere incollate, fresate (cioè tagliate con una fresa) sul lato della piega. La fresatura permette alla colla di penetrare meglio tra le carte assicurando una maggiore presa. Questo tipo di rilegatura è più rapida ed economica, ma anche meno resistente nel tempo.
Brossura a filo refe: le segnature sono cucite per mezzo di un filo (cotone, lino, canapa o sintetico) fatto passare dall’esterno all’interno del dorso di ogni singola segnatura. Lo stesso filo fissa tra loro i fascicoli, che verranno poi incollati sul dorso e incassati nella copertina. Spesso scelta per edizioni di pregio, è il tipo di legatura adatta per resistere: i migliori albi illustrati sono, ancora oggi, rilegati a filo refe;

Capitello: rinforzo cucito alle due estremità del dorso e fermato alle assi o al supporto della copertura dei piatti;

Cuffia: parte della legatura del dorso che corrisponde all’unghia di testa e di piede del dorso. È sostenuta dal capitello su cui si ripiega. Si hanno quindi due cuffie: di testa e di piede;

Cerniera: congiunzione tra piatto e dorso della legatura.

Sguardie: fogli che precedono la prima e seguono l’ultima carta del libro.

Le controguardie (anteriore e posteriore) sono incollate sui contropiatti per nascondere i rimbocchi di copertura della copertina. Il foglio di guardia anteriore precede il frontespizio.

Aletta o Bandella: risguardo della sovracoperta di un libro dove spesso viene stampata la biografia dell’autore e una breve introduzione al testo. La funzione, benché promozionale, è meno incisiva rispetto alla quarta di copertina poiché presuppone già un certo interesse del lettore nei confronti del libro che ha scelto.

Frontespizio: nel libro contemporaneo con frontespizio viene indicato il recto della carta che segue il foglio di guardia. Riporta, in base alla tipologia di libro, i nomi di autore e illustratore, il titolo, la casa editrice e l’anno di edizione. Possono essere riportati anche i nomi dei curatori e dei traduttori.
In Italia, la legge 8/2/1948, n. 47 stabilisce quali dati non possono mancare sul frontespizio.

Colophon: contiene informazioni, obbligatorie per legge, relative alla realizzazione e alla pubblicazione; la menzione del copyright (indicato con ©, segnala che l’opera è protetta dalle norme sul diritto d’autore vigenti nel paese di pubblicazione) seguito dal nome e dalla data a partire dalla quale inizia la protezione e l’ISBN (International Standard Book Number), che permette di identificare il libro in modo univoco e a livello internazionale. L’Italia ha adottato lo standard nel 1977; a partire dal 1° gennaio 2007 il codice è stato aumentato di tre cifre passando, così, dalle precedenti 10, a 13 (suddivise in 5 gruppi).  Se il testo è stato tradotto, il colophon, oltre al copyright dell’edizione tradotta, deve riportare il copyright originale con il nome dell’autore (o degli eredi) o dell’editore straniero che detiene i diritti e la data della prima edizione. È questo il caso in cui devono essere inseriti anche il titolo originale dell’opera e il nome del traduttore. Le norme italiane in materia di stampa prevedono, infine, che ogni libro pubblicato riporti anche il nome e la sede legale dell’editore, l’anno di pubblicazione e la sede legale dello stampatore.

Capita spesso che tutte queste informazioni vengano stampate sul verso del frontespizio: la pagina è infatti nominata “pagina del copyright” o “Impressum”.

Verso: il retro di una singola carta (foglio). Il lato anteriore della carta è definito recto.


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