lunedì 3 dicembre 2012

Definizione di bello - mini trattato sulla bellezza, e la corporetica

Nel corso delle mie analisi mi sono spinto tante volte alla ricerca di criteri condivisi per la definizione di bello. Certamente il detto "è bello ciò che piace" descrive pienamente uno stato soggettivo,  nonostante questo - o forse proprio per questo - non mi dà soddisfazione alcuna, e non ritengo sia sufficiente per qualificare la questione in maniera seria, direi più oggettiva.
Una definizione che ho preso su Wikipedia recita: "La bellezza è l'insieme delle qualità percepite tramite i cinque sensi, che suscitano sensazioni piacevoli che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell'universo osservato". La trovo restrittiva e non soddisfacente, nemmeno questa va a segno. Certamente non tiene in considerazione il bello intellettivo, spirituale, ma non dà nemmeno alcun parametro di riferimento. E' una frase come tante, piuttosto vaga.
Il filosofo Maurizio Ferraris suggerisce: "Noi percepiamo certe determinate cose e non sappiamo dire esattamente perché esse siano belle o perché siano brutte. Questa presenza simultanea, nella realtà, del bello e del brutto resta un mistero, e non è strettamente necessario fondare una filosofia che ne spieghi l'esistenza. L'immagine può spiegare l'esistenza di questo enigma assai meglio delle parole, come spesso si dice". Condivido solo in parte quanto espresso, e rimane il desiderio di confrontarmi con criteri comuni che possano aiutare a comprendere un "senso di bellezza" condiviso, comune, più oggettivo.
Un punto di partenza per individuare dei parametri di concezione del bello, ritengo, siamo noi stessi. Quello che siamo, il nostro stesso corpo, è - a mio avviso - il metro attraverso il quale misuriamo il circostante, ed è lo strumento con cui lo valutiamo. 
Una sorta di corporetica da cui discendono tutti gli altri "parametri" esteriori e di senso che abbiamo a disposizione per concettualizzare il bello.
Simmetria imperfetta - Siamo strutturati in una determinata maniera, siamo essenzialmente simmetrici, attenzione però: è una simmetria imperfetta. Inoltre, abbiamo un sopra ed un sotto, abbiamo un avanti ed un dietro. Siamo strutturati con una forma che prevede estremità ed un centro. Se osserviamo tutte quelle che sono le creazioni umane noteremo che rispecchiano questi semplici parametri. Lo riscontriamo nel modo in cui sistemiamo i libri in una libreria, oppure nel modo in cui disponiamo i posacenere su un tavolo, nel modo in cui sono posizionati i lampadari sopra le nostre teste, come sono costruite le autovetture, le case, i mobili, il modo in cui scattiamo una foto, etc.
Ho preso le prime due immagini che ho trovato sul web raffiguranti una tavola. Osserviamole.



Ecco una discreta rappresentazione del nostro corpo: c'è la simmetria, ed è imperfetta. Tutto ciò che è doppio lo disponiamo in maniera armonica-simmetrica (mammelle, mani, occhi, orecchie, piedi, piatti, bicchieri, sedie, posate). Tutto ciò che è singolo lo sentiamo "bello" quando è posizionato al centro, come dei fiori (organi sessuali, naso, ombelico, bocca).
Ora una foto presa casualmente ancora dal web.



Nuovamente tutto ciò che è doppio è simmetrico e contrapposto. Tutto ciò che è singolo è centrale. C'è sempre un sopra e un sotto differenziato, un avanti ed un dietro diversamente pensati. L'avanti è generalmente sporgente (seni, naso, pene) ed il dietro è più contenuto (nuca, schiena, sedere). Troviamo tutto ciò "normale", assolutamente naturale, funzionale e bello. Possiamo continuare ad osservare la realtà circostante alla ricerca sempre dei medesimi parametri. Sono parametri umani.

Fibonacci e valori aurei - Un ulteriore aspetto che mi ha incuriosito in questa mia ricerca di una razionalizzazione della bellezza sono i parametri vitruviani e i connessi valori matematici considerati "aurei" e legati alla serie di Fibonacci. Non voglio approfondire qui questo tema al momento, ma semplicemente richiamarlo. Spero di avere modo di approfondire in futuro, chiarendo alcuni miei punti di vista. Tuttavia, una consultazione sul web della serie di Fibonacci potrà dare ampia soddisfazione a questo aspetto matematico che desidero mettere in rilievo.
Il grande regalo che Vitruvio ci ha fatto è stato il tramandarci l’intuizione secondo la quale - nonostante cambino con il tempo i canoni culturali di bellezza - talune specifiche proporzioni e la simmetria restano sempre una discriminante fondamentale, trasversale nei secoli; rassicurano agendo su livelli psicologici profondi, influenzando, determinando i criteri di giudizio.

(alcune delle più note rappresentazioni dell'uomo Vitruviano)

Caratteri di difficile definizione spesso associati alla bellezza sono: l'eleganza, l'omogeneità, l'armonia.

Penso che l'eleganza sia un elemento estremamente soggettivo, variabile, e formente legato ad aspetti culturali, temporali e sociali. Non lo considero un parametro utile per una definizione più generale e comunemente condivisibile.
L'omogenità, intesa come una stessa proprietà non vari sensibilmente spazialmente all'interno di una struttura, penso possa essere discussa. E' un aspetto su cui intendo ancora fare delle valutazioni, e su cui preferisco rimandare una manifestazione di pensiero.
L'armonia, nell'accezione comune del termine, ritengo che non possa essere considerata un parametro in se, ma piuttosto sia una conseguenza della percezione di bello. Cioè una caratteristica che discende dal bello, ma che non lo definisce.

Più volte ho fatto riferimento ad una simmetria imperfetta. Il nostro corpo è simmetrico solo in apparenza, è pieno di ricchissime imperfezioni. Il senso del bello è influenzato fortemente da questa non assoluta regolarità. Qualcosa di troppo "perfetto" non viene recepito come bello.
Questa considerazione mi serve da spunto per presentare alcune opere del fotografo Julian Wolkenstein appartenenti al suo progetto intitolato "Echoism" (sito).
Dal suo sito: "vi è un mito, alcuni dicono una scienza, il quale suggerisce che le persone che hanno le facce più simmetriche sono considerati anche le più attraenti".
Il fotografo presenta prevalentemente volti umani perfettamente simmetrici, realizzati specchiando ora una, ora l'altra metà di un volto, con i risultati che vedete qui a seguire.
Rispecchiano il vostro senso di bello?

(E' stata realizzata una app per iPhone per giocare con il proprio volto)







A dimostrazione che una simmetria imperfetta è quello di cui abbiamo bisogno per percepire un senso di bello.




La bellezza è verità, la verità è bellezza: questo è tutto ciò che voi sapete in terra e tutto ciò che vi occorre sapere. (John Keats)




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