Le finte scuse e la pubblicità becera.

Quanto in basso si può andare per il proprio interesse personale? Quale azione immonda si è disposti a realizzare per il profitto? Quanta povertà spirituale ci vuole per seppellire la propria etica a vantaggio del mercato? La pubblicità giova a vendere e informare oppure è un battere i mestoli sulle pentole?


Una nota azienda del !"cibo spazzatura"! ha pensato di poter usare il sessismo, la sessualità, la maternità, la nascita, la vita, come sterco in cui seppellire ogni etica, come tomba per le qualità umane, come pozzo nero in cui scaricare i liquami di una incapacità comunicativa, inabile a suscitare alcun tipo valido d'interesse. 
Non cito il nome di questa azienda - non per tutelarla, bensì per non regalarle quella notorietà che anela e non merita.

L'azienda ha affermato d'essere disponibile ad offrire hamburger gratis, a vita, ed oltre a 3 milioni di rubli - corrispondenti a circa 50mila dollari - alle donne russe  che avessero avuto rapporti sessuali con calciatori durante il campionato mondiale di calcio. Perché? "la Russia potrà beneficiare di buoni geni del calcio".
Questa è la sintesi di tutto quello che una comunicazione pubblicitaria non deve essere, ed è anche l'espressione di una deriva inutile della professione verso lo stile di chi rutta dentro un megafono. Per tale ragione vengono fuori queste iniziative prive di senso ma utilissime a fare chiasso.


Questi venditori di panini hanno realizzato una pubblicità deplorevole, ben consapevoli che avrebbe avuto brevissima vita, avrebbe suscitato disgusto. Hanno concretizzato una comunicazione squallida, funzionale solo all'essere "rumorosa".
L'hanno rimossa dopo un tempo utile a consentire che potesse diffondersi in rete. Dopo, come di consueto in questi casi, hanno manifestato le inutili scuse fasulle.

Da un punto di vista prettamente professionale, questa non è pubblicità: sono escrementi. Produrre rumore non è di per se comunicare. Si tratta proprio di qualcosa di diverso! Significa essere incapaci di fare il proprio lavoro, di farlo male.
Per questa e per tante altre motivazioni etiche auguro a questa azienda di fare la fine che merita.

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