domenica 16 marzo 2008

Pubblicità elettorale 2008

Il sito ilsole24ore, del medesimo editore del noto giornale economico, dedica una interessantissima rubrica a cura del bravo Riccardo Ferrazza intitolata "Seipertre - La pubblicità elettorale messa ai voti" (vedi). Condivido quasi completamente le opinioni espresse dal giornalista - quasi mai i voti. Riporto qui i suoi interventi sia per darne ulteriore visibilità, sia per poterli confrontare con le mie opinioni.


L'opinione di Riccardo Ferrazza
Committente: Udc - Agenzia: Publicis - Uscita: 3 marzo 2008
L'immagine. Schema classico: ritratto del leader accompagnato dallo slogan e dal simbolo extra-large (epitome della propria identità).
Il messaggio. Riferimento cubitale alla novità di queste elezioni: la forza di presentarsi da soli. Resiste il folliniano "Io c'entro".
Funziona. Richiamo alla tribù: il canale di centro è di nuovo aperto.
Non funziona. Campagna-clone di quella del 2006, ai tempi (lontani) della Cdl. L'inedita collocazione da outsider meritava una comunicazione innovativa.
VOTO: 1/5

L'opinione di Pubbligrafica.blogspot.it
L'immagine. Scopiazzatura dei manifesti elettorali di ForzaItalia e dell'Unione usati nelle precedenti elezioni nazionali. Distribuzione scomposta e poca armoniosa degli elementi, specialmente dei testi. La presenza del punto dopo la parola "idee" mi sembra una pessima trovata. Similmente, ma con minor danno, il punto dopo "io c'entro".
Il messaggio. "FORTI delle nostre IDEE". Interessante la scelta di puntare sulla forza di idee (e ideali), che sono forti, quindi stabili, duraturi. In una fase politica in cui tutto "oscilla" un senso di certezza è un buon elemento su cui far leva.
Funziona. Il volto sorridente, lo sguardo verso il futuro, un uomo in giacca e cravatta, lo sfondo photoshoppiano con un colore rilassante diverso dal troppo inflazionato blu o celeste.
Non funziona. Troppo anonimo per rimanere, innovazione zero, scarso impatto e comunicazione visiva poco significativa, poco adatto alla grandezza del partito (che è piccolo).
VOTO: 1/5

L'opinione di Riccardo Ferrazza
Committente: Sinistra arcobaleno - Agenzia: ArtAttack Advertising - Uscita: 28 febbraio 2008
L'immagine. Priva di "visual", su sfondo bicolore: sinistra pennellata con una delle gradazioni dell'arcobaleno; destra riempita con il nero.
Il messaggio. Schema comparativo per opposti: la scelta di parte da fare (in caratteri grandi) "versus" l'alternativa da scartare.
Funziona. Ecumenismo al bando, il condominio con l'Unione non c'è più. Lessico sinistrorso di nuovo nell'aria. Il popolo di riferimento gradirà .
Non funziona. Molto colore, poco calore. Il "testo-solo" si fa sentire.
VOTO: 3/5


L'opinione di Pubbligrafica.blogspot.it
L'immagine. Interessante l'idea di "tagliare in 2" il manifesto, sfruttando l'uso di soli 2 colori. Peccato che non sia stata dedicata molta attenzione all'estetica, ad una scelta più interessante delle fonts. Incompleta. Questo è il senso che se ne ricava.
Il messaggio. L'uso dei caratteri sempre in maiuscolo e l'imperdonabile ricorso all'imperativo in "fai una scelta di parte" rappresentano un grosso limite di questo manifesto.
Funziona. Essenzialità. Pochi concetti in poche parole.
Non funziona. Si può fare di più. Per il resto basta rileggersi quanto appena scritto a commento del "messaggio".
VOTO: 2,5/5

L'opinione di Riccardo Ferrazza
Committente: Italia dei valori - Agenzia: Horace Kidman
L'immagine. Metaforica bistecca analizzata nelle parti grasse: ognuna associata ai costi (impropri) della politica.
Il messaggio. Rivendicativo e di annuncio: dopo il grasso, nel mirino finisce il marcio della politica.
Funziona. Campagna di impatto: estranea al canone dell'advertising politico e in linea con la diversità coltivata dal committente
Non funziona. Lettura appesantita dal duplice claim (alto e basso) e 4 punti argomentativi. Rischio di confusione con un "vero" annuncio commerciale.
VOTO: 2/5

L'opinione di Pubbligrafica.blogspot.it
L'immagine. Una fetta di carne più grande e più ricca di parti grasse o putride avrebbe raggiunto meglio il proprio scopo comunicativo.
Il messaggio. Dopo il grasso, il marcio ... comunicazione interessante che - tuttavia - mal si sposa con un partito che è appena stato di Governo.
Funziona. Finalmente qualcosa fuori dagli schemi!
Non funziona. Quando si esci dagli schemi bisognerebbe evitare di entrare in altri ... si finisce per essere "scambiati" per una macelleria. La carne poteva essere davvero più grassa, sanguinolenta e putrida. Da sottolineare come il soggetto del manifesto potrebbe dar fastidio a molte persone (i vegetariani, per esempio), aspetto che avrebbero dovuto tenere in considerazione.
VOTO: 2/5

L'opinione di Riccardo Ferrazza
Committente: LaDestra - LaPresse -Uscita: 20 febbraio 2008
L'immagine. Appezzabile l'uso del bianco e nero, glamour, non in posa, dell'unica donna in corsa per Palazzo Chigi. Crede nel popolo italiano (e non in quello «della libertà»).
Il messaggio. Il grande claim «Io credo», vicino per assonanza all'«Io c'entro» casiniano, allude (probabilmente) alla fede cristiana.
Funziona. Valorizzata la novità femminile; rassicura l'elettorato di riferimento la scritta «la destra» con la fiamma (sacrificata, invece, da An) .
Non funziona. Popolo, valori e futuro: triade poco discriminante, più retorica che di destra.
VOTO: 4/5

L'opinione di Pubbligrafica.blogspot.it
L'immagine. Ritratto in bianco e nero. Una posa non ingessata che esalta la femminilità del soggetto, e la presenza di un po di corpo colloca differentemente questo manifesto, differenziandolo almeno un po dai soliti primi piani imbalsamati a cui i politici italiani maschi sono ricorsi quasi sempre.
Il messaggio. Pessimo, a mio avviso, "Io credo". Sia per evidenti richiami cattolici, sia per le già dette assonanze con l'«Io c'entro» dell'UDC, sia perchè - ed è questo il peggio - fonda la campagna elettorale su una speranza/fiducia/credere tutta personale. Da un candidato alla guida del Paese è lecito attendersi delle indicazioni che vadano oltre un semplice "credere". La speranza in un futuro migliore non mi sembra argomento da manifesto elettorale.La presenza di un indirizzo web personale (è un blog) e la mancanza di un sito web del partito è quanto di peggio si potesse fare.
Funziona. Il ritratto in bianco e nero è interessante e ben fatto. Valorizzata la novità femminile. Il simbolo del partito è ben visibile.
Non funziona. Oltre a quanto già detto, la scelta del carattere e del colore giallo per "Santanchè presidente" danno un tocco di artigianale che contrasta con il resto del manifesto.
VOTO: 1,5/5


L'opinione di Riccardo Ferrazza
Committente: Partito democratico - Agenzia: Saatchi & Saatchi - Uscita: 18 febbraio 2008
L'immagine. Metà foto, metà sfondo verde. Da una parte il volto del (per la prima volta) candidato premier, dall'altra elementi standard 2008: headline, piccolo pay-off, simbolo (con nome) e indirizzo web.
Il messaggio. Quattro righe con bastone bianco: tutti e tre i messaggi della campagna partono con un "non".
Funziona. Equilibrio foto-testo: elementi disposti sulla scacchiera con ordine.
Non funziona. L'ìncipit negativo accentua la scissione tra eletto ed elettori.
Voto: 3/5

L'opinione di Pubbligrafica.blogspot.it
L'immagine. Anche in questo caso una foto un pizzico meno convenzionale del solito. Scelta del verde come colore predominante, alternativo ai soliti celeste/azzurro.
Il messaggio. Equivoco.
Funziona. L'inquadratura del volto sorridente e amichevole è efficace.
Non funziona. La scelta del verde come colore predominante si sposa davvero male con il verde presente nel simbolo del partito. Avrebbero potuto lavorare meglio alla stesura dei testi, soprattutto in una agenzia di alto livello come Saatchi & Saatchi.
Voto: 2/5

L'opinione di Riccardo Ferrazza
Committente: Partito socialista - Agenzia: Sunrise adv (Torino)
L'immagine. Primissimo piano di una ragazza nel ruolo di una delle molte italiane e italiani in sofferenza.
Il messaggio. Uno sfogo-choc che provoca l'elettore e lo invita a far sentire la sua voce (oltre alla donna ci sono anche il precario, l'operaio, il pensionato).
Funziona. Per uscire dall'angolo viene proposto un messaggio potente e di rottura: l'alternativa al duopolio delle grandi formazioni c'è. Una sola idea ma forte.
Non funziona. Il visual di sicuro impatto si smorza nel troppo testo scritto a lato.
VOTO: 3/5

L'opinione di Pubbligrafica.blogspot.it
L'immagine. Volto comune, serio, gradevole, severo, sguardo magnetico, grandi occhi che non fanno sconti.
Il messaggio. Diretto, forte, chiaro, di rottura.
Funziona. Niente fronzoli, parole chiare che restano.
Non funziona. Il punto di forza dello slogan è anche la sua debolezza. Il termine "incazzato" è forte, non elegantissimo, difficilmente associabile ad un partito politico (anche se in Italia abbiamo assistito a cose estremamente peggiori). Il simbolo del partito socialista è diventato un quadrato rosso. Il testo sulla destra è troppo, e troppo piccolo.
VOTO: 3/5



L'opinione di Riccardo Ferrazza
Committente: Popolo della libertà Autori: Silvio Berlusconi, Gianni Comolli, Cesare Priori
L'immagine. Lontana la campagna 2006: inedito simbolo Pdl (immerso nell'azzurro forzista) al posto del sorriso berlusconiano. Old school la matita che traccia la croce sul logo.
Il messaggio. Quattro righe di carattere a bastone con desueto punto esclamativo: sollecitata la ripartenza ma il presupposto non dimostrato è che tutto il Paese si sia fermato negli ultimi due anni.
Funziona. Annuncio popolare e riconoscibile grazie ai colori abituali del centro-destra
Non funziona. Scatto affollato: tanti elementi rischiano di elidersi
VOTO: 3/5

L'opinione di Pubbligrafica.blogspot.it
L'immagine.
Grande logo, fondo classico blu, testi evidenti, una matita lascia pochi dubbi.
Funziona. La presenza del logo in versione gigante rimane. Caratteri lineari e chiari.
Non funziona. Manca l'immagine del leader di quel movinto, elemento cardine unico di tutto quel partito. Discutibile la scelta di un ritorno al "vecchio modo" di pubblicizzre il voto ... una bella X. Troppi elementi visivi e testuali, ammonticchiati.
VOTO: 2/5

L'opinione di Riccardo Ferrazza
Committente Alleanza nazionale Agenzia Leo Burnett
L'immagine. Fondo bianco, rassicurante: non c'è Gianfranco Fini né il simbolo e manca la storica fiamma, soppiantati dal logo Pdl. Tradizione affidata al cordone tricolore, simbolo del legame con Berlusconi .
Il messaggio. Lettering confidente (Helvetica) che parla al popolo An: cambia il nome, resta l'identità (e forse il partito).
Funziona. Messaggio positivo che centra il vero brand di An (sicurezza).
Non funziona. Pay off («Rialzati, Italia!») un po' sfasato rispetto a un headline rinfrancante.
VOTO: 4/5

L'opinione di Pubbligrafica.blogspot.it
L'immagine. Elementi ben equilibrati, armoniosa, ottima trovata il laccio tricolore.
Il messaggio. Non particolarmente originale, comunque comunicativo.
Funziona. La "sicurezza" è una marchio di fabbrica di AN. Nel complesso il manifesto è bello da vedersi.
Non funziona. Completamente assente l'elemento di riconoscibilità, aspetto - a mio avviso - gravissimo. Si tratta di un manifeto di AN, difficilissimo da capire se non lo si sa.
VOTO: 0,5/5

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